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venerdì 31 luglio 2015

Cultura: il 2 agosto è Domenica al Museo

Il 2 agosto torna l’iniziativa ‘Domenica al Museo’: come ogni prima domenica del mese, le porte dei musei civici milanesi saranno aperte gratuitamente. Con questo progetto, che durerà fino a domenica 6 dicembre 2015, il Comune di Milano ha aderito, per primo in Italia, all’iniziativa voluta dal Ministro Franceschini per consentire visite gratuite alle collezioni d’arte pubbliche.

Domenica resteranno dunque aperti con ingresso gratuito la Pinacoteca di Brera e tutti i Musei civici: Musei del Castello Sforzesco, Museo del Risorgimento, Palazzo Morando, GAM Galleria d’Arte Moderna, Museo Archeologico, Museo di Storia Naturale, Acquario, Museo del Novecento e Museo della Pietà Rondanini.

“Anche durante l’estate – dichiara l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno – Milano apre le porte dei propri musei grazie a questa iniziativa e non solo. Resteranno infatti aperti nel mese di agosto i musei cittadini, offrendo l’opportunità di conoscere la bellezza del nostro patrimonio artistico e culturale sia ai milanesi che restano in città sia ai turisti che visitano Milano durante i mesi di Expo”.

Da Palazzo Reale, che ha appena inaugurato la mostra “Natura – Mito e paesaggio dalla Magna Grecia a Pompei”, al Castello Sforzesco che ospita il Museo della Pietà Rondanini, dal Museo del Novecento al Museo delle Culture, l’offerta culturale della città sarà garantita dall’apertura dei musei con le loro interessanti mostre per tutto il mese d’agosto.

L’accesso ai musei è libero acquistando la MuseoCard che, al costo di 35 euro, permette l’ingresso gratuito per un anno - calcolato a partire dalla data di emissione - e il biglietto ridotto alle mostre promosse e organizzate nelle sedi espositive del Comune di Milano. Chi si ferma in città per pochi giorni potrà invece utilizzare il biglietto turistico che, al costo di 12 euro, consente l’ingresso a tutti i musei civici per tre giorni a partire da quello di emissione.




Zona Porta Vittoria - Il calore del corten

Al civico 10 di via Archimede un palazzo per uffici, recentemente ha cambiato pelle. Infatti dal vecchio rivestimento di piastrelline in voga negli anni Sessanta è stato rivestito col più caldo e moderno cor-ten, materiale metallico che appare già ossidato e quindi diventa elemento decorativo col suo colore ruggine così caratteristico. Il corten di questi tempi è molto in voga, solitamente viene utilizzato per piccole porzioni come elemento decorativo, ma in questo caso riveste l'intero edifici che è stato anche aumentato di un piano.

La principale peculiarità dell'acciaio COR-TEN è quella di autoproteggersi dalla corrosione elettrochimica, mediante la formazione di una patina superficiale compatta passivante, costituita dagli ossidi dei suoi elementi di lega, tale da impedire il progressivo estendersi della corrosione; tale film varia di tonalità col passare del tempo, solitamente ha una colorazione bruna.
da Wikipedia











Come si presentava l'edificio prima della totale trasformazione


Zona San Pietro in Sala - La chiesa, il borgo, il mercato e la piazza



Piazza Wagner, un triangolo rimasto per sbaglio nella maglia, pianificata a fine Ottocento, delle vie intorno a Piazza Piemonte. Piazza Wagner, insieme a Via Belfiore, faceva parte del piccolo "borgo" che si trovava fuori Porta Vercellina, chiamato Sala, uno di quei piccoli nuclei abitativi sorti attorno ad una vecchia chiesa che col tempo sono stati inglobati dalla crescente Milano. Oggi uniche tracce di questo borgo si trovano solo nel nome della chiesa, San Pietro in Sala, e nell'andamento non ordinato di Via Belfiore e Via Marghera. Alla fine del X secolo si fa risalire la presenza del primo nucleo con chiesa in questa zona lungo la strada per Vercelli e Novara. Un'antica chiesa infatti risalirebbe al 1028, menzionata in un documento che la identifica come dedicata ai Santi Michele e Pietro e consacrata dall'arcivescovo Ariberto da Intimiano.



Nel settembre di quello stesso 1028 si registra la nascita di S. Pietro e Michele in Sala per disposizione del canonico Ottone da Bezo, su un terreno di 3 jugiae (= 36 pertiche) di cui era usufruttuaria Raidruda, vedova di Gandolfo. Ereditata dai canonici di Sant'Ambrogio insieme ai terreni circostanti, la chiesa venne chiamata San Pietro in Sala. Si trattava di una piccola cappella che serviva i contadini del luogo. Già nel 1141 essa venne riedificata, ad opera di Eriberto da Pasilvano, per contenere l'accresciuto numero di fedeli, come ricorda un’antica lapide murata in fondo alla navata destra dell’attuale chiesa.
Sotto l'arcivescovo Carlo Borromeo la chiesa ottenne la nomina di parrocchia. Dal 1581 la chiesa venne nuovamente ingrandita perché troppo stretta per la crescente popolazione; lo stesso avvenne anche nel 1838. Alla fine del 1800 ancora una volta la piccola chiesa, immortalata in stampe e nelle immagini dei solenni funerali a Giuseppe Verdi del 1901, risultò insufficiente e pertanto venne nuovamente rifatta.





Il problema della piccola dimensione della chiesa venne infine risolto nel 1924 con la consacrazione dell'attuale chiesa neoromanica progettata da Antonio Casati e Oreste Benedetti. Di notevole da segnalare, per una chiesa certo poco particolare, il monumentale altare maggiore in stile eclettico in marmo, a tempietto, opera di Angelo Colombo del 1931, così come il fonte battesimale del 1982 realizzato da Valerio Vigorelli, che sistemò a lato il primitivo fonte a forma di tabernacolo del 1933 finemente decorato in stile rinascimentale. Accanto all’altare e nelle cappelle angolari di fine navata si trovano quattro dipinti risalenti al Seicento e Settecento provenienti dalla vecchia chiesa, raffiguranti storie del santo titolare.








La chiesa oggi:






















Quanto alla piazza, brutto è il parcheggio proprio davanti al sagrato e brutto, sulla sinistra, il mercato rionale, una struttura datata e costituita da varie sovrapposizioni. Eliminare il posteggio, pedonalizzare quest'area e rimodernare lo stabile del mercato sarebbe davvero gran cosa.











La nostra idea sarebbe questa: una tettoia colorata - qui la vedete in rosso, ma potrebbe essere di qualsiasi altro colore - e sovrapposta che nasconda la struttura attuale, composta da coperture sorte nel tempo in modo del tutto casuale.









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